𝐈𝐥 𝐋𝐮𝐬𝐬𝐨? 𝐑𝐨𝐛𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢.
Data pubblicazione: 12 giugno 2025
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Ammettiamolo: chi non ha mai sognato di sfoggiare una borsa firmata, sorseggiare un cocktail in un locale super chic o fare un viaggetto in un resort da favola?
Secondo un’analisi di Bain & Company, il 75% delle spese per beni di lusso non viene dai super ricchi, ma da persone con redditi medio-bassi.
Sì, proprio così: il lusso non è più solo per i VIP, ma anche per chi magari fa i salti mortali per pagare le bollette!
Ma cosa c’è dietro questa tendenza?
Scopriamolo insieme, con un pizzico di ironia e qualche riflessione.
Perché una persona che guadagna uno stipendio normale decide di spendere una fortuna per un paio di scarpe griffate?
Semplice. Il lusso diventa un “riscatto sociale”.
È come dire al mondo: “Ehi, guardate, ce l’ho fatta anch’io!”.
Comprare un prodotto di alta gamma o prenotare una cena in un ristorante stellato diventa un modo per migliorare la propria immagine e sentirsi parte di un club esclusivo.
E chi siamo noi per giudicare? Dopotutto, chi non ha mai ceduto a una piccola (o grande) tentazione per sentirsi un po’ più fico?
Avete mai sentito parlare dell’effetto Veblen?
In pratica, più un oggetto è costoso, più diventa desiderabile come status symbol, indipendentemente dal suo valore intrinseco.
È come se il prezzo alto gridasse: “Sono un simbolo di successo!”.
E così, anche chi non ha un conto in banca a sei zeri finisce per sognare quell’orologio di lusso o quella vacanza da influencer.
Il problema? Per molto queste spese significano sacrificare altre necessità, come il frigo pieno o il risparmio per il futuro. E, in alcuni casi, si finisce pure per chiedere un prestito.
Non si tratta solo di oggetti materiali, ma anche di esperienze di lusso: un weekend in una spa, un viaggio esotico o una cena in un ristorante stellato.
Perché condividere una foto su Instagram con l’hashtag #LivingMyBestLife dà molta più soddisfazione che pagare una bolletta.
Ma scherzi a parte, queste scelte riflettono un bisogno profondo di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di appartenere a un mondo che sembra riservato solo a pochi.
È così le aziende del lusso non stanno certo a guardare.
Sanno bene che il loro mercato non è più solo quello dei miliardari, e hanno affilato le armi del marketing.
Pagamenti rateali, versioni “entry-level” di borse o profumi, offerte speciali: tutto è pensato per rendere il lusso accessibile anche a chi ha un budget limitato.
È un po’ come se ti dicessero: “Dai, anche tu puoi permetterti un pezzettino di questo sogno!”.
E per molti resistere diventa dura, ma ogni tanto vale la pena fermarsi a riflettere.
Spendere per il lusso non è un crimine, ma quando ci porta a eccedere e rinunciare alle necessità di base o a indebitarci, forse è il caso di fare un passo indietro.
Un po’ di educazione finanziaria potrebbe aiutarci a trovare un equilibrio: godiamoci qualche sfizio, ma senza mettere a rischio il nostro futuro.
E magari, invece di inseguire il prestigio, possiamo trovare modi più semplici (e meno costosi) per sentirci bene con noi stessi.
Che ne dite, ad esempio, di una grigliata o di una paninata al parco con gli amici,con esperienze vere, invece di un brunch ‘social’ da 100 euro?
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